Caro Paolo,
è un po’ difficile, se non impossibile, condensare in una lettera i sentimenti di tante persone; ma abbiamo provato comunque a fissare qualche pensiero, perché non potevamo non esprimere ciò che ci passa dentro in questo momento.
Queste parole vogliono essere una testimonianza come AICo, sì, ma soprattutto una testimonianza di un gruppo di persone che ti ha voluto bene e che, in modi diversi, ha camminato un tratto di strada con te.
Perché tu non sei stato solo tra i fondatori dell’Associazione: sei stato quello che l’ha messa in moto, che ha acceso una scintilla e ha fatto venire voglia a tanti di esserci.
Hai saputo riconoscere, prima di tanti altri, che intorno al counseling stava nascendo qualcosa di vivo, e hai avuto il coraggio e la testardaggine buona di sostenerlo.
Molti di noi sono qui perché, a un certo punto, tu ci hai incoraggiati.
Con una parola detta al momento giusto, con una battuta, con una domanda che spiazzava ma apriva. L’incoraggiamento non era una tecnica: era il tuo modo di stare al mondo. E tanti istituti, tanti percorsi formativi, tante scelte professionali sono nate anche da lì.
C’era in te una benevolenza profonda, mai ingenua e mai ostentata. Una generosità concreta, fatta di tempo, attenzione, fiducia data prima ancora che fosse “meritata”. Credevi davvero nelle persone e nelle possibilità che vedevi in loro, spesso prima che se ne accorgessero loro stesse.
Era da lì che nasceva il tuo incoraggiamento continuo: non da un ottimismo di facciata, ma da una scelta consapevole di sostenere, di dare spazio, di aiutare a crescere.
Tu eri fatto così: unico, senza compromessi sull’identità. Coerente, autonomo, libero, anche quando questo significava non piacere a tutti. E forse proprio per questo lasciavi il segno.
E poi il pensiero.
Tu pensavi davvero. Non ripetevi, non seguivi mode. Prima ancora di essere psicologo o filosofo, eri un pensatore vivo, uno che usava la propria testa e ci ricordava, spesso senza dirlo esplicitamente, che anche noi potevamo e dovevamo fare lo stesso.
Curioso, esploratore, sempre in ricerca.
Avevi anche l’animo del guerriero: intelligente, ironico, generoso, prudente sul piano etico. Uno che non si tirava indietro, ma che sapeva quando fermarsi. Una presenza che non passava inosservata, e che infatti non se n’è andata davvero.
Oggi sentiamo tristezza, certo.
Ma soprattutto gratitudine e ammirazione.
Grazie, Paolo, per quello che hai costruito con noi.
Per quello che hai reso possibile.
Per il segno che continui a lasciare nel nostro lavoro, nelle nostre relazioni, nel modo in cui proviamo a stare in questo mondo.
Buon viaggio.
E grazie, davvero.
Il Comitato Scientifico AICo
