
Nella relazione d’aiuto e nella formazione, vi sono momenti in cui la parola non riesce più a sostenere il processo: si ripete, si irrigidisce, si svuota o si interrompe.
In questi passaggi delicati, il rischio è quello di forzare il linguaggio, riempire il silenzio o anticipare significati. Questo corso propone una riflessione teorico-esperienziale sul valore della metafora artistica e dei linguaggi espressivi come dispositivi etici e relazionali, capaci di sostenere l’incontro quando la parola “si inceppa”. L’arte non viene intesa come tecnica espressiva né come strumento interpretativo, ma come spazio terzo, luogo simbolico che consente l’emergere di senso senza forzature, rispettando i tempi, i confini e la responsabilità della relazione che cura. Il percorso è rivolto a counselor e formatori AICo e si colloca all’interno della formazione continua come approfondimento metodologico e riflessivo sul linguaggio, sull’ascolto e sulla posizione del professionista.
Articolazione del corso
Primo incontro – Quando la parola si inceppa
Limiti del linguaggio verbale nella relazione d’aiuto
Secondo incontro – La metafora come spazio di senso
Linguaggi artistici e funzione simbolica
Terzo incontro – Il corpo, l’immagine, il suono Forme del dire oltre la parola
Quarto incontro – Arte e relazione che cura Etica, confini e responsabilità dell’uso dei linguaggi espressivi
Quinto incontro – Quando l’arte serve (e quando no)
Discernimento e integrazione nella pratica del counselor e del formatore