Nella relazione con l’altro siamo quotidianamente esposti alle emozioni, alle storie, alle esperienze particolarmente intense. Una persona che si sente sufficientemente protetta può permettersi di essere vulnerabile nei contesti giusti, perché sa di poter gestire anche un’eventuale delusione senza perdere il senso di sé. È proprio questo equilibrio tra apertura e tutela che caratterizza una protezione emotiva. Quando un cliente entra in uno spazio di counselling, porta con sé una parte della propria storia, delle proprie emozioni, delle proprie fragilità e, spesso, anche aspetti di sé che non ha mai condiviso con nessuno. Il colloquio può diventare quindi uno spazio prezioso di ascolto, consapevolezza e cambiamento. Proteggere emotivamente il cliente non significa evitare che provi emozioni difficili, né cercare di eliminare la sofferenza che talvolta si presenta durante il percorso. Al contrario, significa creare le condizioni affinché ciò che emerge possa essere sentito, riconosciuto ed esplorato senza che la persona si senta sopraffatta o esposta oltre ciò che è in grado di sostenere in quel momento.
Come counsellor, siamo chiamati a mantenere una presenza attenta: in questo senso, la protezione emotiva è strettamente legata oltre che alla tecnica ad altri aspetti di cui parleremo durante l’incontro partendo da una domanda importante: che cosa possiamo fare, come professionisti, affinché la persona si senta sufficientemente al sicuro da poter raccontare ciò che sta vivendo?
Osserveremo la capacità di proteggere gli spazi personali da diverse angolazioni, interrogandoci su come costruire una relazione professionale autentica e sostenibile.
Nel nostro laboratorio formativo avremo momenti teorici a cui alterneremo attività pratiche, momenti di condivisione personale e professionale.